LO STATO DEL CORPORATE VENTURE CAPITAL IN ITALIA

Realizzato da Italian Tech Alliance in partnership con Growth Capital, Rucellai & Raffaelli, Soverency e altre realtà dell’ecosistema dell’innovazione in italia – lo studio delinea lo stato dell’arte del CVC nel nostro Paese, offrendo anche un confronto con Europa e Stati Uniti 

Il Corporate Venture Capital (CVC) si sta gradualmente affermando anche in Italia come leva strategica per favorire l’innovazione all’interno delle grandi aziende, ma resta un rilevante gap rispetto ai benchmark europei e americani. È quanto emerge dal Rapporto sul CVC in Italia – realizzato da Italian Tech Alliance in partnership con Growth Capital, Rucellai & Raffaelli, Soverency e altre realtà di primo piano dell’ecosistema dell’innovazione italiano – che fornisce un’analisi dello scenario del CVC in Italia. 

Lo studio è stato presentato nel corso di un evento che si è tenuto presso il Milano Luiss Hub for makers and students, nel corso del quale sono intervenuti Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro del Comune di Milano; Francesco Cerruti, Direttore Generale di Italian Tech Alliance; Giacomo Bider, Senior Associate, Growth Capital; Enrico Sisti, Partner dello studio legale Rucellai & Raffaelli e coordinatore del Rapporto; Isabelle Veil, co-founder di Soverency; Andrea Birolo, Head of Group Digital Business CVC & Partnerships di Reale Group; Francesco Sacco, Corporate Venture Capital Investor di Terna Forward; Giovanni Calabrese, Investment Manager & Head of CVC di Sella Direct Ventures; Sebastiano Silvestri, Head of Corporate Venture Capital di A2A ed Elena Lavezzi, Ceo di ZNEXT (by Zanichelli Editore).

Lo scenario internazionale – Negli Stati Uniti, il CVC è una realtà ormai consolidata: nel 2024 si sono registrati 2.883 round con la partecipazione di CVC, per oltre 108 miliardi di dollari. In media, un round su cinque è stato sostenuto da investitori corporate, generando circa la metà del capitale investito complessivo. In Europa, invece, lo scenario è in crescita: i CVC partecipano al 20% dei round, che rappresentano il 47% degli investimenti, per un totale di 28 miliardi di dollari nel 2024.

Italia: una presenza emergente ma ancora marginale – Nel 2024, i CVC hanno partecipato a 15 round in Italia, per una raccolta complessiva di 69 milioni di euro. Nel 2023, l’ammontare era stato decisamente più elevato, pari a 228 milioni di euro in 19 round, grazie a outlier significativi che hanno contribuito a una cifra record di 109 milioni di euro. Se si escludono gli outlier, l’impatto del CVC sull’ecosistema del venture capital italiano si attesta intorno al 5% in termini di ammontare e oscilla tra il 4% e il 6% sul numero di round, come emerge dai dati degli ultimi cinque anni.

Dal report emerge inoltre che i CVC italiani stanno orientando le loro strategie principalmente verso mercati esteri: il 59% dei round di investimento che ha visto la presenza di un CVC italiano ha infatti finanziato startup estere, corrispondenti però all’80% dell’ammontare raccolto in tali round. Esempi rilevanti di questo orientamento internazionale includono Angelini Ventures ed Eni Next, che hanno effettuato rispettivamente solo 2 dei 14 investimenti e 4 dei 27 investimenti in Italia, con una preferenza per startup situate all’estero.

Focus settoriale e modelli operativi – I settori privilegiati dai CVC italiani riflettono l’attività core delle aziende: Smart City, FinTech, Life Sciences, Education & HR. La maggior parte delle corporate adotta una strategia di investimento allineata con il proprio business, con l’obiettivo primario di acquisire tecnologie funzionali alla crescita aziendale (strategia “driving”).

Sono prevalenti approcci di investimento diretti tramite strutture di invstimento non regolamentate, spesso organizzate come veicoli evergreen. Molto diffusi sono anche modelli ibridi che combinano investimenti diretti e indiretti (es. Angelini Ventures, Edison), oppure la partecipazione a fondi multi-corporate (es. CDP Corporate Fund).

Prospettive: verso un CVC maturo e integrato nell’ecosistema – In conclusione, il CVC in Italia è un fenomeno in fase di maturazione. Pur ancora limitato in termini numerici e sistemici, mostra segnali di crescita e consolidamento. La sfida ora è creare strutture stabili, autonome e ben integrate nel tessuto aziendale, dotate di strumenti e metriche chiare, con l’endorsement del top management. Il Corporate Venture Capital può diventare un pilastro fondamentale della finanza per l’innovazione in Italia, ma ciò richiede un cambio di passo culturale: dal CVC come semplice strumento tattico a leva strategica per innovare e trasformare l’industria italiana.

“Il Corporate Venture Capital rappresenta un’opportunità strategica per rafforzare il legame tra grandi corporate e innovazione, ma in Italia siamo ancora solo all’inizio di un percorso. I dati mostrano segnali positivi, ma servono maggiore consapevolezza, strutture dedicate e un cambio di mentalità per trasformare il CVC in un motore stabile di crescita e competitività, commenta Davide Turco, Presidente di Italian Tech Alliance (Foto in alto). Il CVC, se ben strutturato, può diventare uno strumento fondamentale per intercettare nuove tecnologie, attrarre talenti e generare innovazione di lungo periodo. Questo studio vuole essere un punto di partenza per favorire la crescita di una cultura del CVC anche in Italia, valorizzando le esperienze già in atto e favorendo la nascita di nuovi modelli, perché un ecosistema dell’innovazione solido passa anche da un ruolo più attivo e strutturato delle corporate nel sostenere le startup più promettenti del nostro Paese.”

“L’attenzione delle imprese italiane per il Corporate Venture Capital è in crescita, perché rappresenta anche una via di accesso, relativamente a basso costo, a ecosistemi dell’innovazione ai quali altrimenti le nostre imprese non accederebbero. È anche qualcosa che ha una sua eco nella storia industriale italiana: ARM, oggetto della più grande IPO del 2023, nasce da una iniziativa di corporate venture capital fatta negli Anni 80 da Olivetti. Due cose sono però fondamentali: l’emergere di prassi di mercato che facilitino i followers e l’allineamento di interessi con i co-investitori” ha affermato Enrico Sisti, Partner, Rucellai &Raffaelli.

“Il Corporate Venture Capital è una leva fondamentale per connettere industria e innovazione, ma in Italia è ancora troppo poco utilizzata in modo strutturato e strategico. Il potenziale è evidente, così come il ritardo rispetto ai benchmark internazionali. Per colmarlo servono team dedicati e una maggiore integrazione tra startup e corporate. Questo studio offre una fotografia da cui partire per costruire un modello italiano più ambizioso e competitivo.” Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner, Growth Capital.

Italian Tech Alliance – già VC Hub Italia – è l’associazione italiana del venture capital, degli investitori in innovazione (business angel, family office e corporate) e delle startup e PMI innovative italiane. È stata fondata nel 2019 dai gestori dei principali fondi di venture capital attivi in Italia e oggi conta oltre 70 soci investitori, oltre 120 tra le principali startup e imprese innovative italiane e circa 30 soci sostenitori. Gli investitori di Italian Tech Alliance gestiscono asset per 4 miliardi di euro e hanno investito in oltre 250 startup italiane ad alto potenziale di crescita e a forte contenuto tecnologico. Uno degli obiettivi dell’associazione è fare in modo che le imprese innovative possano dare un contributo significativo alla crescita del nostro Paese, anche attraverso una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica italiana sui temi dell’innovazione e dello sviluppo.

Growth Capital è una tech investment bank europea con sedi a Milano, Madrid e Londra. Offriamo consulenza a startup e scaleup in operazioni cross-border di fundraising (€5M–€50M) ed M&A (EV range €10M–€100M). Supportiamo inoltre investitori corporate, family offices, fondi PE e fondi VC nell’individuare opportunità tech ad alto potenziale. Promuovere la crescita è al centro di ciò che facciamo, offrendo soluzioni finanziarie strategiche per accompagnare le aziende innovative al livello successivo.

Rucellai & Raffaelli è uno studio legale indipendente fondato nel 1979 e, da allora, costante punto di riferimento per importanti gruppi industriali e finanziari italiani e multinazionali. Con sedi a Milano, Roma e Bologna, lo studio è attivo in tutte le aree del diritto civile e commerciale e offre una consulenza interamente costruita attorno alle esigenze dell’impresa. 

Fondata in Francia nel 2021, Soverency Invest Group è una piattaforma di investimento industriale deeptech che propone un approccio innovativo per accelerare l’industrializzazione dell’innovazione in Francia e in Europa. Soverency adotta un modello ibrido unico, che combina la solidità dell’industria con l’agilità del venture capital, guidato da una visione evergreen e da un forte radicamento territoriale. Il gruppo riunisce dieci aziende specializzate in settori strategici come l’Internet of Things, l’intelligenza artificiale, i gemelli digitali, i sensori, l’imaging avanzato, la produzione di schede IoT e l’assemblaggio meccatronico. Grazie a una rete regionale capillare e a strumenti finanziari innovativi, Soverency si posiziona come un attore chiave dell’investimento operativo a filiera corta, con l’obiettivo di costruire un futuro tecnologico europeo più autonomo, resiliente e inclusivo, al servizio dell’industria e dei territori. 

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