Secondo recenti studi, l’AI potrebbe sostituire entro il 2035 6 milioni di lavoratori, mentre 9 milioni dovranno integrarla nelle loro mansioni quotidiane
Giada Franceschini, co-founder di Boosha, presenta il metodo MVK (Minimum Viable Knowledge): l’arte di imparare ciò che serve, quando serve.
Di recente uno studio prodotto da Censis Confcooperative ha evidenziato che sono 15 milioni i professionisti italiani che saranno impattati dall’Intelligenza Artificiale, in particolare da qui al 2035 si prevede che 6 milioni di lavoratori saranno a rischio sostituzione, mentre 9 milioni dovranno integrarla nelle loro mansioni. L’AI infatti rappresenta un boost importante per l’incremento della produttività con la previsione di una crescita in Italia del Pil fino a 38 miliardi (+1,8%) nei prossimi 10 anni, grazie all’integrazione dello strumento tecnologico per diverse mansioni.
Come affrontare dunque il futuro? Secondo Giada Franceschini, classe 1996, Co-founder di Boosha quel che serve è un accesso democratico e una maggiore formazione rispetto alle potenzialità di questo strumento, oltre ad un metodo adeguato per riuscire a maneggiarlo in modo strategico, anche per chi non ha un background tecnico. Da questa consapevolezza nasce il metodo MVK (Minimum Viable Knowledge) di Boosha che scompone gli obiettivi aziendali, e delle singole mansioni lavorative, in step procedurali semplici e immediati dal forte impatto in termini di strategia e performance, con la capacità di generare valore in 60-90 giorni rispetto ai classici progetti pluriennali di introduzione dell’IA, che spesso si sviluppano in diversi anni.
“Il vantaggio di questo approccio consente di ottenere risultati in tempi più brevi, evitando di bloccarsi in progetti pluriennali dagli esiti incerti. Il metodo permette inoltre di includere numerose figure professionali, che possono così conoscere e imparare a utilizzare l’Intelligenza Artificiale a qualsiasi livello. Il futuro è alla portata di tutti, quando la curiosità e l’apertura alle nuove soluzioni vengono incanalate in strategie sostenibili e ad alto potenziale” spiega Giada.
Le principali paure che affrontano le aziende
Quando le aziende si trovano a considerare l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale, spesso emergono diverse paure e difficoltà. Innanzitutto, molte si sentono sopraffatte dalla quantità di informazioni disponibili, una vera e propria paralisi da sovraccarico. La soluzione, però, è più semplice di quanto si pensi: basta definire un singolo caso d’uso, con un ritorno sull’investimento chiaro e misurabile. C’è poi la paura di non avere le competenze tecniche necessarie, ma la verità è che esistono strumenti che sono pensati per semplificare il processo di sviluppo, consentendo anche a persone con competenze tecniche limitate di realizzare soluzioni utili in vari ambiti. Per quanto riguarda l‘integrazione con i sistemi già in uso, si può iniziare con soluzioni che operano in parallelo, senza richiedere complesse integrazioni, e poi affidarsi a partner esperti per ulteriori aggiornamenti o implementazioni, con un calcolo preventivo e preciso di costi e benefici. C’è poi la diffusa resistenza al cambiamento all’interno dell’organizzazione, un ostacolo che si può superare creando un progetto pilota, un “proof-of-concept” per le eventuali preoccupazioni legate alla privacy e alla conformità normativa invece si possono affrontare consultando un esperto legale specializzato. Infine, per evitare aspettative irrealistiche sui risultati, è fondamentale definire obiettivi di successo graduali e tempistiche realistiche.
Il metodo MVK di Boosha: l’Intelligenza Artificiale come risorsa aziendale
Questo approccio parte dall’identificare con precisione la sfida immediata, senza ragionare su necessità generiche, acquisire poi solo la conoscenza necessaria per applicarla immediatamente in un contesto reale. A seguire raccogliere feedback per poi imparare e ripetere, utilizzando le performance reali per guidare il prossimo ciclo di apprendimento. Questo processo iterativo è alla base del metodo MVK che elimina il rischio di “analisi-paralisi” e crea un ciclo virtuoso dove ogni applicazione pratica informa il prossimo ciclo di apprendimento.
In pratica i cinque passi essenziali sono:
- Mappare con precisione processo-problema-opportunità;
- fare un quick-win assessment, ovvero identificare interventi a basso sforzo/alto impatto;
- creare un Proof-of-concept su scala limitata;
- validare poi i risultati con metriche oggettive;
- espandere il processo in maniera graduale in azienda, operando così una formazione continua (ongoing)
“Molti imprenditori rimandano decisioni sull’AI per “studiare meglio l’argomento” non considerando che in quel tempo i competitor hanno però già implementato soluzioni semplici ed efficaci. Non si tratta di sapere tutto, ma di sapere esattamente ciò che serve nei momenti che contano. Dunque è importante concentrarsi su ciò che ha impatto immediato, superando così il famoso “paradosso della preparazione”, quel ciclo infinito di studio che rimanda l’azione” conclude Franceschini.
About Boosha
Boosha nasce da un’idea di Giada Franceschini (1996) e Mario Di Girolamo con l’obiettivo di guidare la trasformazione digitale attraverso le potenzialità dell’IA. Boosha si rivolge sia alle startup che alle imprese consolidate, fornendo soluzioni AI di alta qualità che migliorano l’efficienza operativa e l’esperienza dei clienti.